SAURO VERDINI, DA MELANO A SANTIAGO de COMPOSTELA

di Stefano Balestra

“Ci ho messo dodici giorni per compiere il percorso, ma per raccontare tutto ci vorrebbe un mese… Ad ogni modo partirei anche domani per ripetere questa esperienza e già sto pensando a ripeterla, l’anno prossimo o magari fra due anni”. Basterebbero queste poche battute per raccontare la storia di Sauro Verdini, the Pelican per gli amici e i colleghi. Sauro, fabrianese dipendente dello stabilimento Whirlpool di Melano, classe ’63, cinquantacinque anni compiuti durante questa avventura, ha percorso il Cammino di Santiago de Compostela, a bordo di quella che non è un semplice mezzo di locomozione, ma ormai una sua protesi, la bicicletta, la mountain bike in questa circostanza, con la quale ogni anno per passione percorre tantissimi chilometri, con la casacca del gruppo ciclistico Avis Sassoferrato. Si dice che quella della bici, mezzo povero e sulla quale sono state scritte bellissime pagine di cronaca sportiva e di poesia, sia l’unica catena a rendere liberi. Passione che gli era valsa anche una comparsa nella fiction Don Matteo con Terence Hill, la scorsa primavera.

Bastano alcuni semplici numeri per far capire di cosa stiamo parlando, 4000 chilometri percorsi in auto per tre nazioni, Italia, Francia e Spagna, 812 chilometri percorsi in bici, quindici chili di zavorra da portare quotidianamente sulle spalle con il necessario, 9000 metri di dislivello positivo. Il Cammino di Santiago è una delle vie di peregrinazione più importanti della storia. Santiago de Compostela è la terza città per importanza per la cristianità dopo Gerusalemme e Roma, dove c’è il sepolcro di San Giacomo il Maggiore, evangelizzatore di Spagna, luogo simbolo del popolo cristiano, unito contro i musulmani. Una marcia selvaggia, per le ambientazioni e i tanti villaggi e i piccoli centri dell’entroterra, un paesaggio ricco di bellezze naturali, un percorso tra colline, montagne fino al mare dell’oceano Atlantico, secondo l’itinerario previsto dalla guida del pellegrino, scritta nel XII secolo. Ma si sa la bici è attività per solitari, ma partire da soli, non vuol dire viaggiare da soli, come dice Sauro. Tanta fatica sui pedali, tanta polvere, tanto sudore, molti compagni d’avventura di tutto il mondo conosciuti lungo il percorso, ognuno con la sua storia umana da raccontare, scritta sul proprio volto. Lungo il cammino, non esiste competizione, ci si aiuta l’un l’altro, anche per superare le difficoltà meccaniche, il sorriso sempre sul viso nonostante la tanta sofferenza.

“Se pensi a tutta la strada che hai davanti – dice Sauro sul suo diario quotidiano sulla sua pagina Facebook – avrai sempre timore di non farcela, fai un passo alla volta e arriverai più lontano di quanto immaginassi”. “Un’esperienza da fare almeno una volta nella vita – dice entusiasticamente Sauro – con le ruote che dai Pirenei alla Galizia, chilometro dopo chilometro disegnavano tracce negli sterrati polverosi, anche quando l’agognato traguardo finale, nei giorni più caldi, assumeva i contorni sfocati di un miraggio lontano”.

Certo per far si che questa avventura, sia una missione possibile, ci vuole il giusto allenamento, ma anche quelle motivazioni interiori, che ti fanno abbandonare le certezze della vita quotidiana, per mettersi alla prova con se stessi. E le emozioni i ricordi, la sensazione di appagamento che regala l’arrivo a Santiago, sono momenti unici e irripetibili da portare per sempre con sé nel proprio cuore, da raccontare e condividere gioiosamente con la propria famiglia, con gli amici, con i propri colleghi di lavoro… cosi come vi ho raccontato io…

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