REALTA’ ITALIANE CRESCONO

di Massimo “Max” Salari

Oggi con internet si hanno molte più possibilità di farsi conoscere musicalmente parlando, tuttavia questa cosa non sempre va a braccetto con la qualità. Oggi con la tecnologia è anche molto più semplice registrare musica ed essere produttori di se stessi a costi irrisori, ciò significa che mentre negli anni ’60, ‘70, ’80 dovevi avere una sala d’incisione o affittarla , un produttore etc. etc. con costi elevati,  oggi con pochi soldi registri e distribuisci. Conseguentemente salgono il numero delle uscite e anche quelle delle cosiddette “ciofeche”. Ma per fortuna chi ha qualcosa di buono da proporre c’è sempre. Questa settimana noi di Rock & Words andiamo alla ricerca di buoni dischi italiani per voi, facendovi risparmiare  tempo e fatica, oltretutto per il piacere di dare voce a nuove realtà che in qualche sporadico caso, sono anche migliori dei grandi nomi. Leggere ed ascoltare per credere.

 

PSICOSUONO – Metropoli

Selfproduced

Genere: Rock / Prog

Support: CD – 2017

Terzo lavoro in studio per la band padernese nata nel 2004, a cinque anni dall’ottimo “Eta Carinae”. Stefano De Marchi, chitarrista e leader della formazione, negli anni ha strutturato il dna del gruppo rafforzandolo con l’esperienza di chi si getta anima e corpo nel proprio lavoro. Non soltanto passione dunque ma subentra anche la professionalità, e questo lo si evince nell’ escalation dei tre dischi in studio. Con lui sempre Elisabetta Giglioli alla voce in più Elisa Costanzo (voce), Betty Accorsi (sax), Claudio Bellamacina (chitarra), Dario Merati (basso) e Matteo Severini (batteria e percussioni). Il disco si presenta accompagnato dai colorati dipinti di Gianfranco Caruso che ben si sposano alla musica di “Metropoli”.

Nove canzoni di media e lunga durata, movimenti strutturali spesso ricercati con interventi Jazz, grazie soprattutto al lavoro del sax. Questo già lo si può captare sin dall’iniziale “Clochard”. Bellissimo il solo di chitarra elettrica imponente e granitico, un grido che sembra tirare fuori l’anima rabbiosa del clochard in questione, ma ancora di più apprezzo l’arpeggio in stile Genesis primo periodo. La voce di Giglioli è malleabile, di personalità, espressiva e controllata, buono strumento per il testo. Un brano Prog a tutti gli effetti, che dimostra sin da subito una crescita dei Psicosuono notevole. Gioco a due voci per “Walzer”, canzone dal refrain giocoso e da cantare assieme a loro, facile da stampare nella mente, tuttavia non esulano importanti assolo strumentali che rendono l’ascolto ancora una volta fresco e variegato. Questa è una carta vincente che non vale solo per i Psicosuono, ma è nelle mani di chi ha capito come far godere di musica l’ascoltatore.

La title track è spinta dal sax e dai solo di chitarra per giungere poi all’ascolto del brano più lungo dell’album dal titolo “Alter-Azione”. Qui staziona il sound Psicosuono, anche quello degli anni passati, un break iniziale dal sapore Folk, girotondo iniziale che sfocia nel buon Rock ricercato. In questo termine va compreso davvero molto materiale, diciamo ci si può trovare all’interno tutta la cultura dei musicisti in esame, facendo propendere per un prodotto di forte personalità. Parla da se l’assolo finale in crescendo.

Si ritorna verso le sfumature Jazz con “Passo Dopo Passo”, quasi da big band. Qualcuno potrebbe trovare in esso frammenti di Matt Bianco. Il Jazz ed il Blues sono alla base della musica moderna ed i giovani Psicosuono conoscono la storia. Provate durante l’ascolto a tenere fermi i piedi o le mani, vi troverete inesorabilmente a sostenere il ritmo in maniera inconsapevole ed incontrollata.

“La Notte Del Vostro Domani” vira nuovamente, la musica dei Psicosuono non sta ferma un attimo, si sposta, ritorna, ammalia e colpisce. Il basso apre l’ultimo brano dal titolo “Blues Ubriaco” e l’andamento in effetti è proprio così caracollante. Ma il disco non finisce effettivamente qui, perché al suo interno si può godere anche di due bonus track, “Clochard” nella versione inglese e appunto “Drunk Blues”.

Quello che non capisco è perché i Psicosuono ancora non hanno l’attenzione di una label importante alle spalle, perché sono davvero fuori della media dei prodotti di oggi. Se poi ci aggiungo che sono giovani ed italiani, lo stupore in me è ancora maggiore. Probabilmente la musica non è davvero per tutti, specie oggi, ma credetemi se vi dico che “Metropoli” è una piccola gemma. Musica a 360 gradi. MS

PSICOSUONO- “Clochard” : https://www.youtube.com/watch?v=QCZPjMlzzQE

ALIANTE – Forme Libere

M.P. & Records

Genere: Prog

Support: CD – 2017

Da una costola di Egoband (Jacopo Giusti e Alfonso Capasso sono stati membri del gruppo), si plasmano gli Aliante. Il nome lascia già presagire gli intenti sonori e il paesaggio in cui si vuole andare ad interagire. Sono formati da Enrico Filippi (Moog Sub 37, Kurzweil pc3 61 kore expansion, Roland Fantom G6, Yamaha P120, Korg Trinity plus), Alfonso Capasso (basso Ibanez Musicians, basso Fender Jaguar, distorsore Electro Armonix Big Muff, testata Mark big bang, monitor Ampeg) e Jacopo Giusti (batteria Yamaha Stage Custom, piatti Paiste Signature, Zildjian, Stagg e Gong Ufip).

“Forme Libere” è anche il titolo dell’intro narrato che porta all’ascolto di questo lavoro composto da otto canzoni, dove (lo avrete già intuito) le tastiere la fanno da padrona.

“Kilowatt Store” mette immediatamente in chiaro il fattore vintage, ossia la passione del trio alla musica Prog degli anni ’70 e visto lo schieramento, non possono che venire alla memoria gli EL&P, i Quatermass e le nostre immense Orme. Infatti le fughe strumentali lasciano decollare l’ascoltatore in un volo pindarico che tuttavia senza il rumore di un motore è silenzioso e puro.

I nostri non si perdono in inutili virtuosismi, l’ascolto va a godere di una musica che presto si ritaglia un angolo sia del nostro cervello che del cuore. Melodie semplici e a tratti toccanti, come in “Tre Di Quattro”, minisuite di quasi dieci minuti fanno del sound Aliante una vera boccata di ossigeno per il nostalgico Prog fans.

E via a planare verso “Etnomenia”, musica più Folk e Jazz, il lato della band che cerca di sperimentare di più, anche nelle ritmiche date dalle percussioni, quindi cambi di ritmo e di umore al suo interno.

“Kinesis” è un contenitore di musica scintillante, in cinque minuti tante emozioni e suoni da ascoltare in assoluto silenzio ad alto volume per poterne cogliere al meglio le caratteristiche. Tuttavia vorrei che passasse soprattutto il concetto di semplicità, perché gli Aliante come già detto, non fanno elucubrazioni ma badano al sodo, attingendo nella loro esperienza di musicisti e nella singola passione musicale.

“Coda: Marea 03” è un breve intervento sonoro molto in stile Orme che porta all’ascolto della successiva “L’Ultima Balena”. Bellissimo l’inizio del piano in stile classico, una musica senza tempo che si articola ovviamente in più tasselli come genere ci insegna.

L’album completamente strumentale si conclude con la seconda mini suite dal titolo “San Gregorio”, in essa anche la ripresa di “Kinesis”.

Per chi vi scrive non esiste un brano migliore di un altro, tutti vanno a cozzare con il piacere del mio ascolto in quanto molto di parte, essendo io un grande amante delle band riferimento da me citate in precedenza, tuttavia faccio i complimenti agli Aliante per aver composto questo mosaico semplice e dai color pastello. Colori tenui, sempre gradevoli e mai esagerati. Cura per la musica, per i suoni e le melodie, un disco che fa affiorare la memoria ai tempi che furono, ma anche goderseli con la tecnologia di oggi. Consigliato agli amanti del genere. MSell’acquisto almeno dategli un ascolto, altrimenti non avete Alibi. MS

ALIANTE – “Tre Di Quattro”: https://www.youtube.com/watch?v=I1Qx0eTzei0

FERONIA – Anima Era

Andromeda Relix

Genere: Prog Metal

Support: CD – 2017

Per un mio preciso modo di vivere la musica, essa deve essere una confluenza di fattori, ad iniziare dalla storia, ossia avere in se qualcosa del passato, avere personalità che modifichi in un proprio stile questo passato, un mix di generi (se possibile), buone melodie da ricordare e quindi non soltanto ricerca, ed infine mi deve toccare le corde dell’anima. Troppe cose vero? In effetti non sempre i prodotti musicali riescono ad avere contemporaneamente tutti questi fattori al proprio interno, anche perché ogni ascoltatore ha un gusto personale a se, quindi inevitabilmente difficile accontentare tutti. Eppure anche nel 2017 certe emozioni non mancano e spesso derivano da generi musicali non prettamente popolari, come ad esempio il Progressive Metal.

I Feronia provengono da Torino e miscelano elementi Progressive Rock all’Heavy Metal senza disdegnare ingredienti epici. Sono composti da Elena Lippe (voce), Fabio Rossin (chitarra), Daniele Giorgini (basso) e Fabrizio Signorino (batteria). Si formano nel 2015 e l’intento è quello di riunire nella musica messaggi importanti quali poesia, ecologia, arte, psicologia ricerca spirituale, consapevolezza, politica e molto altro ancora. L’uomo non è al centro di tutto, neppure la donna, piuttosto nel pianeta tutto è incluso. Questa visione a “spirale” o meglio ancora “circolare” delle cose, ispira il nome Feronia, ninfa di origine etrusca (c’è chi dice Dea) che fa parte del pantheon delle Dee Italiche.

Molta carne al fuoco dunque, a partire da “Priestess Of The Ancient New”, prima canzone dell’album. La chitarra alza subito una barriera sonora importante e la voce di Elena ben si staglia nel contesto senza strafare, puntando sull’interpretazione piuttosto che alla fisicità. I più attenti di voi noteranno richiami a band come Queensryche, Nightwish e Rush.

Il sound Feronia tuttavia ha qualcosa di “italico”, i riferimenti si, ma metabolizzati, così lo si può evincere anche all’ascolto di “Atropos”. Il ritmo rimane sostenuto nella successiva “Wounded Healer”, canzone muscolosa contenente un buon assolo di chitarra, seppur di breve durata. Discorso analogo per “Garden Of Sweet Delights”, quasi quattro minuti di lavico metallo con un buon ritornello. Non stonerebbe nel mastodontico “Operation: Mindcrime” dei Queensryche, come non ci stonerebbe “Free Flight”. Più ricercata anche nelle ritmiche “Humanist”, qui i giochi sono differenti, si accorpano differenti caratteristiche del Metal, soprattutto quelle delle band già citate.

C’è anche un frangente maggiormente pacato dal titolo “Innocence”, qui la prestazione vocale è più matura, Elena Lippe gioca in casa. Ancora scintille con “Depths Of Self Delusion”, un alone di oscurità aleggia fra le note, quel velo che dona al brano un fascino in più. “Exile” non aggiunge e non toglie nulla da quanto detto, mentre più giocosa risulta “Thumbs Up!”, altra vetrina per Elena. La ritmica è rodata e oliata a dovere. Il disco si chiude con un pugno allo stomaco per graniticità, “A New Life” sa dove colpire.

Tengo a sottolineare anche un buon artwork di accompagnamento al disco, in versione cartonata e contenente un dettagliato libretto con testi e foto. Un prodotto maturo, professionale e ben registrato. Se vi capita o se lo cercate, dategli un attento ascolto. MS

FERONIA – “Priestess Of The Ancient New”: https://www.youtube.com/watch?v=-OtVQBZFAHw

BASTA! – Elemento Antropico

Lizard Records

Genere: Prog

Support: CD – 2017

Personalmente ho sempre avuto un debole per i dischi strumentali, non perché non amo le voci nella musica, ma semplicemente perché sono affascinato dalla ricerca sonora e dalle soluzioni che spesso si vanno ad adottare per realizzare un album di Progressive Rock strumentale. Serve coraggio soprattutto oggi nell’addentrarsi in questi meandri, dove la musica predilige avere anche il canto, e le vendite lo dimostrano. In questo caso la voce viene adoperata solamente come fattore narrante. La musica dei toscani Basta! quindi non è di facile collocazione, perché in essa risiedono differenti stili, in più il clarinetto dona al tutto un atmosfera che oserei definire “speciale”. Il gruppo si forma nel 2011 e subito vince l’U-Festival toscano il quale da loro la possibilità di incidere un EP che vede la luce nel 2012 con il titolo “Oggetto Di Studio”, pubblicato da Materiali Sonori. Le date live forgiano l’insieme, e l’esperienza del 2015 al Ver1 2days Prog+1 nel suonare prima della storica band Area ha la sua valenza. Nel 2017 sempre in attività live con il chitarrista Frank Carducci, per poi dare vita a questo album dal titolo “Elemento Antropico”, grazie all’attenzione della Lizard Records, tuttavia registrato nel 2016 e presentato in Francia nel Crescendo Festival.

Il disco ha undici canzoni e la formazione che lo suona è composta da Damiano Bondi (diamonica, tastiere), Roberto Molisse (batteria, percussioni), Saverio Sisti (chitarre), Giacomo Soldani (basso) e Andrea Tinacci (clarinetto basso, sax). La voce narrante è di Riccardo Sati mentre troviamo anche il grande Fabio Zuffanti (Finisterre, La Maschera Di Cera, Rohmer, La Zona, Höstsonaten, L’Ombra Della Sera, La Curva Di Lesmo ed altre ancora) sempre al microfono nel brano “Intro”.

Inizia la storia narrata di Samuel nel brano “Entro Nell’Antro”, una ballata malinconica di buona presa, con forti tinte PFM anni 70, ma è solo una parvenza, l’energia dei Basta! fuoriesce a metà brano evidenziando una ottima ritmica ben rodata.

“Il Muro Di Ritmini Strambetty” è senza dubbio un ottimo esempio di Crossover Prog, quello suonato anche dagli americani Spock’s Beard. Da ciò potete dedurre che la melodia è forte e ben eseguita, le linee compositive non vanno mai ad intrecciarsi con tecniche strumentali fine a se stesse. Ma la mediterraneità ha sempre la meglio, il sound ci è infine casalingo. Perfetta fotografia del simpatico animale caracollante è “Doombo (L’Elefante Del Destino)”, in un movimento sonoro caratterizzante e dedito anche a momenti più spaziali e sognanti.

Prosegue “Zirkus” il discorso intrapreso, dove i Basta! mostrano la sopra citata coesione.

“Entro L’Antro” fa di nuovo escursione fra i frammenti della musica Prog anni ’70, e questo pone l’intero “Elemento Antropico” in una posizione fra passato e presente davvero godibile e scorrevole. Proseguono le storie narrate di Samuel nel circo fino giungere alla pur breve “Intro” con la voce di Fabio Zuffanti. Più elettrica “Schiacciasassi”, canzone che racchiude in se un solo di chitarra davvero godibile. Per il resto lascio a voi il piacere della scoperta.

“Elemento Antropico” è un disco carico di energia, ben suonato e dalle caratteristiche ben definite, quelle che fanno del nostrano Progressive Rock davvero un mondo unico ed immortale. Macché Basta!… Ancora! MS

BASTA! – “Il Muro di Ritmini Strambetty”: https://www.youtube.com/watch?v=7w8NTz51WEo

ROCK & WORDS sono Fabio Bianchi e Massimo “Max” Salari. Insieme raccontano la storia della musica Rock e dintorni, l’evoluzione e come nascono i generi musicali, tutto questo in conferenze supportate da audio e video . Assieme sono nel direttivo dell’associazione Fabriano Pro Musica. FABIO BIANCHI: Musicista, suona batteria e tromba. Ha militato in diverse band fra le quali i Skyline di Fabriano e l’orchestra Concordia. MASSIMO “Max” SALARI: Storico e critico musicale, ha scritto e scrive in riviste musicali di settore e webzine come Rock Hard, Flash Magazine, Andromeda, Rock Impressions, Musica Follia, Flash Forwards ed è gestore del Blog NONSOLO PROGROCK. Per sei anni è stato vicepresidente di PROGAWARDS, premio mondiale per band di settore Rock Progressivo e sperimentale. PER CONTATTI: rockandwordshistory@gmail.it o salari.massimo@virgilio.it

 

 

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