QUALE ANTIFASCISMO?

Mercoledì 7 febbraio nel pomeriggio ero a Macerata con una delegazione della mia scuola per la consegna delle borse di studio agli alunni “del cratere” diplomati  con “cento e lode”. Il Grande Oriente d’Italia con il comitato maceratese ha pensato bene di premiare i giovani dei paesi colpiti dal sisma con una parte dei suoi proventi. Iniziativa lodevole in ogni caso, si tratta di quasi 100.000 euro a 95 ragazzi e alle loro famiglie. Per di più concessi da una associazione che da sempre è considerata piuttosto lontana dalla gente.

In questa occasione ho osservato soprattutto i padri e le madri di quei ragazzi, gente semplice, alcuni non sbarbati, mani callose, abbigliati un po’ goffamente, gente che lavora faticando tutti i giorni. Le donne avevano quei lineamenti duri che esistono dalle nostre parti, gente d’Appennino appunto con una umiltà dentro che non ritrovi quasi più nel resto d’Italia. Eppure di fuori nel centro c’era il deserto, agenti in tenuta antisommossa a causa dei rigurgiti neofascisti degli “amici” di Traini.

Il sindaco di Macerata ha disposto  in seguito al clima di tensione creatosi in città il divieto (ritirato dopo) per ogni tipo di corteo pubblico compreso quella antifascista previsto per sabato 10. La questione non poteva non destare sconcerto per il tacito equiparamento che si è fatto tra le esternazioni di Casapound e le manifestazioni antifasciste. Ora anche se oggi la manifestazione democratica è autorizzata vale la pena chiedersi come siamo arrivati a questo.

Inoltre mi chiedo che senso ha l’antifascismo come valore generale di questo paese. Sono sempre stato tiepido verso gli anniversari che sembrano condannare l’antifascismo a una specie di monumentalizzazione edulcorante. Ma ora il problema è opposto: se c’è una emergenza come si dà il caso che ci sia, quale ragione operativa può consigliare di impedire la libera espressione di un pensiero maggioritario come quello che rifiuta il messaggio di odio e violenza di Traini?

A tutt’oggi, mentre scrivo, non so come andrà la manifestazione. Mi auguro con forza che si svolga pacificamente.  Ma forse al sindaco di Macerata sfugge che in città girano volantini con su scritto “La gente è con Traini” e gli sfugge pure che a Monteacuto l’ingresso del folle in carcere è stato salutato da una ovazione. Ma Traini non è un martire, non è un eroe, e non è nemmeno un militante. Eppure sta rischiando di diventare un simbolo, e questo non deve sfuggire. E ai simboli peggiori si risponde con una battaglia semiologica non chiudendosi in casa, non aspettando l’inverno, non pregando in attesa del giudizio. Se non fai qualcosa della storia sarà la storia a fare qualcosa di te. Questo invito alla quiete è del tutto masochista e ha il sapore di una involontaria connivenza

Credo che l’unica risposta a questa degenerazione sia quella di riaprire un pezzo di futuro pensando anche a quei ragazzi che si sono diplomati nel sisma e che sono i simboli di una ricostruzione soprattutto morale del territorio. Soprattutto bisogna ribadire che la Repubblica fondata sull’antifascismo ancora esiste e veglia su di loro.

Alessandro Cartoni