SQUALLOR – Una musica del quasi volgare

SQUALLOR – Una musica del quasi volgare

Di FABIO BIANCHI

Una band di culto trasversale tra appassionati di pop-rock e semplici buontemponi. Abilissimi autori e arrangiatori, hanno sacrificato potenziali hit al gusto della dissacrazione. In attività dal 1973 al 1994.

formazione :

  • Giancarlo Bigazzi: voce (1969-1994) autore di testi per artisti come Camaleonti, Vanoni, Ranieri ecc.
  • Alfredo Cerruti: voce (1969-1994) discografico
  • Daniele Pace: voce (1969-1985)
  • Totò Savio: voce, chitarra (1969-1994) compositore e produttore tv, nonché fidanzato di Mina
  • Elio Gariboldi: collaborazione (1969-1973)

Discografia:

Il loro primo disco nel 1977 esce per la Cgd con il titolo VACCA: una serie ininterrotta di gag, basse insinuazioni, battute pesanti.

Nel 1978 escono due album: POMPA e CAPPELLE per i quali il discorso non cambia: con voce strana e stentata Cerruti  è il “cantante solista”, Toto Savio il principale artefice delle musiche, a volte rubacchiate di proposito, a volte originali, a volte ancora semplici sottofondi per le battute. I dischi hanno successo, la radio comincia a trasmetterli, entrano in classifica, sia pure nelle posizioni di retrovia, e il gruppo diventa per molti un “must” del kitsch all’italiana. Sulla medesima linea ormai “classic”, gli album MUTANDO (1981) e SCORAGGIANDO (1982).

Ma nel 1988 approdano alla Ricordi, dove Cerruti si trasferisce  come direttore artistico, con ARRAPAHO un Film Cult dell’epoca.

Rimane il caso, più unico che raro nella discografia italiana, di un gruppo che è riuscito a vendere qualche milione di dischi non solo senza esporsi, ma anche senza un briciolo di pubblicità.

  • Un grande esponente del genere disse : Ciò che era un cazzotto nello stomaco trent’anni fa’, a tutt’oggi è un cazzotto nello stomaco. (Rocco Tanica)

Ascoltiamo il loro settimo album Mutando:

Pubblicato nel 1981 dalla CGD. Caratterizzato dalla copertina apribile, anche stavolta con riferimenti a sfondo sessuale, prende spunto ad alcuni successi allora in voga, come in Pret à porter, bizzarra sfilata per abiti ecclesiasticidove “pret” sta per “prete” e si ispira, nella base, al “Gioca-jouer” di Claudio Cecchetto. Madonina invece è una versione personalizzata della famosa canzone di Giovanni D’Anzi, alla quale si aggiunge una traduzione in un inglese approssimativo e alcune frasi a sfondo comico sul contrasto Nord-Sud.

Brani

  1. Squallor in concerto
  2. Pret à porter
  3. Damm ‘e denare
  4. Pierpaolo n° 3
  5. Madonina
  6. Tombeado
  7. Cornutone
  8. Tango 13
  9. Torna a casa Mexico

Link:

https://www.youtube.com/watch?v=A9cWfHcvp2o

RECENSIONE

MOZAIC – Find A Place

Autoproduzione – Genere: Fusion, jazz, world music, prog – Supporto: cd – 2017

 

La musica come linguaggio comune, come supporto alle parole quando queste non bastano più ad esprimere un concetto o a descrivere un luogo. La World Music bene si adatta a ciò, se poi la si va ad arricchire con contaminazioni Jazz Fusion, elettronica e musica araba, allora tutto il contesto diventa ancora più intrigante. Questo è il campo d’azione per una band proveniente dalla Lombardia (Como/Milano) che con il debutto discografico dal titolo “Find A Place”, addentra l’ascoltatore in questi luoghi attraenti, loro si chiamano Mozaic.

Il gruppo prende forma da un idea della cantante, insegnante e direttrice di coro Yasmine Zekri, che estrapola il tutto dalla sua tesi di laurea in Canto Jazz “Il jazz e la musica araba”, ricavando spunti da autori come Abdullah Ibrahim, Yusef Lateef, Randy Weston, ma soprattutto Dhafer Youssef e Rabih Abou-Khalil. In questo viaggio sonoro si coadiuva di artisti come Stefano De Marchi alla chitarra (Psicosuono), Daniele Cortese al basso ed Andrea Varolo alla batteria e percussioni. Ci sono anche due special guest, Achille Succi al clarinetto basso e Alberto Ricca all’elettronica.

Lo sforzo creativo dettato dagli innesti di generi, porta al risultato di dieci brani, e questo “Find A Place”  viene registrato nel luglio 2017 presso l’Artemista Recording Studio di Spessa (PV).

Musica che emana calore, sin dall’iniziale “No Place For Minds”, acceso dalla voce di Yasmine. Gli Area di Demetrio Stratos avrebbero detto “Popular Music”, traendo proprio il concetto dal loro modus operandi. Intrigante il momento corale voce e basso su suoni live.

Ed il basso è lo strumento che apre anche la successiva “Colours” dall’incedere decisamente Folk a dimostrazione dell’apertura mentale del progetto Mozaic. La ricerca suono/voce la si evince nell’ascolto di brani come “Mermaid”, mentre il Jazz fuoriesce in “African Rainy Day”.

Soffice e toccante “Daffodils” mentre gli Area questa volta sono chiamati in causa nel suono di  “White Rabbit”. E’ solo un momento che comunque traccia un percorso di gusto personale ben marcato da parte degli artisti. Seguono voce e suoni. La breve “In Fuga” mostra il lato giocoso della band, quello più sbarazzino e divertente, tuttavia sempre sperimentale ed improvvisato.

Percussioni e clarinetto aprono “Ainda”, vero calderone di sonorità con inseguimenti voce e strumenti, movimento sempre molto caro al Jazz. Il contesto è simile in “In The Moor”, vetrina sia per le qualità compositive che esecutive dei componenti, non solo di ricerca vocale. Il disco si conclude con “Hermit’s Lament”, nomen omen.

Nella musica dei Mozaic c’è cultura, ci sono colori come nella copertina, si respira voglia di approfondire e di esprimersi senza nessuna restrizione di regole. Un poco ciò che accadeva per certi gruppi anni ’70 anche in Italia. Tutto questo ovviamente fa di “Find A Place” un lavoro mirato ad un pubblico dalla mente aperta. Musica dai mille colori che investe l’ascoltatore e lo avvolge nel suo calore. MS

 

Contatti:   yas.jj92@yahoo.itBRANO CONSIGLIATO DELLA SETTIMANA

Ci avviciniamo alla finale di Sanremo, per cui consigliamo l’ascolto di un brano Sanremese, ma particolare, di un gruppo che nel passato recente ha osato dire qualcosa di nuovo pur avendo le radici nel passato, così nel modo di cantare di John De Leo alla Demetrio Stratos (Area). Sperimentazione vocale ed archi, loro sono i QUINTORIGO.

QUINTORIGO – Rospo https://www.youtube.com/watch?v=9bvPIuuvDqQ

ROCK & WORDS sono Fabio Bianchi e Massimo “Max” Salari. Insieme raccontano la storia della musica Rock e dintorni, l’evoluzione e come nascono i generi musicali, tutto questo in conferenze supportate da audio e video . Assieme sono nel direttivo dell’associazione Fabriano Pro Musica. FABIO BIANCHI: Musicista, suona batteria e tromba. Ha militato in diverse band fra le quali i Skyline di Fabriano e l’orchestra Concordia. MASSIMO “Max” SALARI: Storico e critico musicale, ha scritto e scrive in riviste musicali di settore e webzine come Rock Hard, Flash Magazine, Andromeda, Rock Impressions, Musica Follia, Flash Forwards ed è gestore del Blog NONSOLO PROGROCK. Per sei anni è stato vicepresidente di PROGAWARDS, premio mondiale per band di settore Rock Progressivo e sperimentale.

PER CONTATTI: rockandwordshistory@gmail.it O salari.massimo@virgilio.it

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