SONO RIEMERSI?

Dunque sono tornati i fascisti? No, in verità non se ne sono mai andati. Da Como a Quarto Oggiaro, a Fabriano a Milano, è tutto un fiorire di blitz e volantini neofascisti contro migranti e dirigenti locali. Anche da noi le iniziative di Casa Pound sono ben note e i camerati si inseriscono nei social e nei gruppi locali in cerca di visibilità. Intervengono su questioni di interesse generale e cercano proseliti, fanno finta di accettare il dibattito e poi con fare autoritario ti intimidiscono oppure ti “diffidano” con vago tono di minaccia, perché, si sa, è questa la loro idea di democrazia sotto tutela. Sono per lo più figli di papà, che trascorrono il tempo in palestra e attività eroiche, di vario genere. Basta leggerne i profili social per avere una panoramica significativa sul tipo umano in questione

Ma il problema riguarda noi, non loro, perché è troppo facile spostare la responsabilità dalle nostre inadempienze alla loro aggressività senza domandarsi perché oggi sono “riemersi”. Forse negli ultimi anni qualcosa non ha funzionato nella dimensione dell’antifascismo militante, qualcosa si è interrotto nella trasmissione culturale fornita dalla scuola, inoltre partiti, sindacati e corpi intermedi hanno assunto più la fisionomia di conventicole che di baluardi costituzionali. Da ultimo la sinistra di governo appare come una zattera alla deriva, prossima al naufragio, piuttosto che la cabina di regia di un paese moderno

C’è anche da dire, e questo certo non li scusa – ma forse un po’ li spiega –, che i giovani oggi non trovano più alcuna idealità nella storia e attualità del presente, vuota di obiettivi e di “agonismo”, e sono portati a proiettare la nostalgia nel futuro, immaginando un mondo forte contro una realtà debole. Ecco perché il messaggio fascista e totalitario rimane così attraente, orripilante ma fascinoso, brutale ma salvifico.

Ma chi doveva vigilare, chi doveva contrastare, chi doveva porsi come alternativa culturale, ideologica, morale ha smesso di essere tale. La scuola ha smesso di coltivare la storia come dimensione dello sviluppo umano, preferisce le competenze e l’istruzione di massa, la storia è risolta coi test a risposta multipla. Le associazioni antifasciste legate a un “anniversarismo” spicciolo sono esangui e incapaci di progettare una autentica dimensione culturale. Per dire la stessa giornata della memoria è diventata un rito stanco dove si pavoneggiano storici e politici locali. La sinistra di questo paese è ormai una ex sinistra colma di risentimenti reciproci e affascinata dal paradigma dell’innovazione e del liberismo economico. Si riempie la bocca di slogan europeisti ma accompagna di buon grado lo smantellamento economico del paese. Vi risparmio gli esempi che conoscete meglio di me. Come se ne esce? Io personalmente non lo so e non lo so nemmeno come insegnante. Alla obiezione che mussolini è stato “un grande statista” rispondo con i dati alla mano dell’enorme disavanzo economico che ha lasciato. Sulla nefandezza delle leggi razziali e dell’indottrinamento di massa ci sono migliaia di pagine di storia da ricominciare a leggere.

Pertanto alla fine smettiamo di trasferire la responsabilità sugli altri. Alla fine non domandiamoci più perché sono tornati i fascisti ma domandiamoci piuttosto perché non siamo stati abbastanza antifascisti

Alessandro Cartoni

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