“UNA SOLA E’ LA COSA DI CUI C’E’ BISOGNO”

Festa in Cattedrale e presso la sede della comunità Papa Giovanni XIII di Marischio per l’ordinazione sacerdotale del diacono Marco Mondelci avvenuta sabato pomeriggio a San Venanzio per l’imposizione delle mani del vescovo, monsignor Stefano Russo insieme a mons. Vecerrica, vescovo emerito, mons. Liberati, vescovo emerito di Pompei e tutto il clero diocesano. Emozionato don Aldo Buonaiuto che ha guidato il novello sacerdote nella formazione all’interno della comunità. Proprio la vocazione di don Marco è nata dopo aver incontrato i poveri. Poi l’incontro con don Oreste Benzi che gli ha cambiato la vita. Di seguito l’omelia del presule nel corso della solenne liturgia.

 

di Mons. Stefano Russo

Quando celebri i sacramenti e come sacerdote o come vescovo sei chiamato a fartene tramite, ti rendi conto che questo è un fatto GRANDE. Tanto più se si tratta di un’ordinazione sacerdotale che non capita poi così spesso. Vi confesso la mia emozione particolare quest’oggi. Il pensiero di ordinare sacerdote MARCO in questi giorni, pur in mezzo a tanti servizi, mi tornava spesso in mente e devo dire anche con un certo stato di ansia, di agitazione.

Per me come vescovo è la prima ordinazione sacerdotale.

Ma è proprio la consapevolezza che quello che oggi sta avvenendo può essere solo OPERA DI DIO mi ha rasserenato ed è venuta subito davanti a me l’immagine delle due sorelle Marta e Maria che accolgono Gesù in casa e che hanno due atteggiamenti diametralmente opposti. Marta che si preoccupa di fare tante cose per accogliere l’ospite prezioso, Maria che sta ferma, immobile ad ascoltarlo. Gesù fa presente a Marta che si sta preoccupando e agitando per troppe cose e loda invece Maria sottolineando che si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta, perché UNA SOLA è la cosa di cui c’è bisogno.

Si tratta allora di LASCIAR FARE, di stare davanti al SIGNORE permettendogli di agire. Di essere semplicemente CANALI della Sua grazia. Di non fare opposizione al Suo Amore

E’ lo Spirito che Opera e rende possibile l’impossibile. E’ lo Spirito che oggi ha condotto qui MARCO, che lo ha chiamato a fare che cosa sostanzialmente? A farsi SERVO, secondo quell’immagine che ci consegna il Vangelo che abbiamo accolto quest’oggi.

Servo per il Servo, con il Servo, per il Servo.

Il sacerdote in modo del tutto speciale è chiamato a manifestare con la sua vita, con la sua testimonianza L’AMORE PIU’ GRANDE a cominciare dalla comunità particolare che gli è affidata.

E’ quell’amore che ci presenta la PARABOLA che abbiamo accolto quest’oggi.

C’è un contrasto forte fra i CONTADINI e l’uomo proprietario della Vigna che con caparbietà, con ostinazione quasi irragionevole, davanti all’opposizione dei contadini a consegnare i frutti della vigna, continua a mandare i servi a ritirare il raccolto. La prudenza avrebbe consigliato di lasciar perdere, di ritirarsi. Il padrone della vigna mette invece in gioco ciò che ha di più prezioso, il proprio FIGLIO.

Ma quei contadini si sono ormai impossessati della vigna, come se fosse loro proprietà, uccidono il figlio.

E’ evidente il richiamo al FIGLIO di DIO. “La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo … “

Spesso l’Amore non è amato.

Anche per il sacerdote E’ UNA SOLA LA COSA DI CUI C’E’ BISOGNO. Riconoscere l’amore di Dio, riconoscere di essere amati da Dio, coltivare instancabilmente l’amicizia con Dio, nutrirsi di quell’amore che richiede di spendersi per rispondere all’amore, per ridare al Signore i frutti di quell’amore. Non ci è dato perché lo teniamo per noi, coltivando uno spiritualismo sterile, ci è dato perché possiamo seminarlo con la vita, costi quel che costi, perché possiamo distribuirlo, perché possiamo annunciarlo, perché abbiamo L’IMPRUDENZA dell’amore di Cristo.

Questo è l’augurio che ti faccio caro Marco, che tu possa diventare sempre più capace di rispondere all’Amore.

Ogni cristiano, ed il sacerdote in modo speciale è chiamato a donare qualcosa che non è suo, che gli è donato e che è il frutto di ciò che gli è donato.

Non c’è bisogno che lo sottolinei particolarmente, ci basta ascoltare le parole e le preghiere dell’ordinazione che avverrà fra poco.

Ma proprio perché stiamo accogliendo anche oggi, come comunità diocesana, i doni di Dio, “ti faccio”, “mi faccio” e faccio a tutti noi alcune raccomandazioni .

Coltivare l’amicizia con Dio ha bisogno anche di tempo. Fermarsi davanti a LUI. L’importanza della preghiera. Ci sono tempi in cui avrai tante scuse per trascurarla, anche logiche, tante giustificazioni. Abbi il coraggio di perseverare. E’ quello il tempo prezioso, il tempo fecondo.

Abbi il coraggio di essere sempre segno di quest’amore anche quando ti sembrerà di essere da solo davanti ai contadini. Il Signore non ti abbandona!

Il papa quest’oggi proprio parlando ai vescovi della formazione sacerdotale ha usato queste parole:

è necessario che “ci distacchiamo dalle nostre comode abitudini, dalle rigidità dei nostri schemi e dalla presunzione di essere già arrivati” per avere “il coraggio di metterci alla presenza del Signore” che “può riprendere il suo lavoro su di noi, ci plasma e ci trasforma. Dobbiamo dirlo con forza: se uno non si lascia ogni giorno formare dal Signore, diventa un prete spento, che si trascina nel ministero per inerzia, senza entusiasmo per il Vangelo né passione per il Popolo di Dio. Invece, il prete che giorno per giorno si affida alle mani sapienti del Vasaio con la “V” maiuscola, conserva nel tempo l’entusiasmo del cuore, accoglie con gioia la freschezza del Vangelo, parla con parole capaci di toccare la vita della gente; e le sue mani, unte dal Vescovo nel giorno dell’Ordinazione, sono capaci di ungere a loro volta le ferite, le attese e le speranze del Popolo di Dio”.

E’ Cristo che vive in noi che ci permette di essere e farci prossimi all’altro, di essere sacerdoti in uscita, perché ben impiantati in Lui.

Sono convinto che il tuo percorso particolare e l’origine della tua vocazione al sacerdozio, scaturita all’interno della Comunità Papa Giovanni XXIII, possono costituire un dono speciale per la nostra comunità e per le persone che il Signore ti metterà davanti lungo il cammino.

Il pastorale da me usato in questa celebrazione vuole essere un segno di questa prossimità che il Signore ti chiede e ci chiede di esercitare. E’ un dono, anche questo,  della Comunità Papa Giovanni XXII, ed è fatto da una cooperativa siciliana composta da giovani che vengono da situazioni di indigenza. E’ realizzato con il legno recuperato dai barconi degli immigrati. E’ un legno che ha portato tanta sofferenza, ma che vuole essere il segno della Speranza viva di una Chiesa  impiantata sul legno della CROCE di CRISTO che apre la strada ogni giorno ad un umanità nuova, redenta dal Signore.