ROSSI (SEL): “LA CANDIDATURA DI SAGRAMOLA IN PROVINCIA E’ LA FINE DI SPACCA IN REGIONE

La ormai quasi certa candidatura di Sagramola alla Provincia, se letta in chiave politica, dovrebbe rappresentare la fine dell’esperienza di Gian Mario Spacca alla Presidenza della Regione. Perché molto difficilmente a Fabriano sarà data la guida di entrambe queste strutture. Se così sarà, è evidente che questa fase indica la conclusione di un’era politica, con molte più ombre che luci. Per tanti anni la nostra città, sacrificando ogni aspetto della vita cittadina tranne quello della produttività di fabbrica, ha gestito gran parte del potere decisionale regionale. In questi ultimi anni però gli errori di Spacca, alla luce della crisi economica ed occupazionale che stiamo attraversando, sono emersi drammaticamente. La miopia amministrativa, la connivenza della politica con la grande industria, gli intrecci di interessi pubblici e privati, le delocalizzazioni industriali, le questioni ambientali e di sfruttamento del territorio mostrano tutti i limiti di quell’esperienza. Spacca rappresenta un vecchio modo di fare politica, legato a troppi interessi, con reti di relazioni consolidate e incancrenite. Un rudere maestoso, testimone di tempi andati. La probabile nomina di Sagramola alla Provincia rischia invece di depotenziare, la già quasi assente, attività politica dell’amministrazione comunale. In questo momento storico, a mio avviso, a Fabriano servirebbe un Sindaco che concentra le sue attenzioni e priorità sul rilancio del territorio. Un Sindaco che sia realmente una guida politica, battagliero nel difendere il lavoro e il reddito dei cittadini, che non si limiti a parlare di compatibilità o di conti ma che sogni e prospetti un nuovo modello di sviluppo, che faccia forzature e che alzi la voce se necessario. Purtroppo ciò non viene espresso dall’attuale amministrazione ed ho il sospetto che affidare al nostro Sindaco ulteriori incombenze non sia una scelta molto saggia. E’ a mio avviso evidente che alla città di Fabriano i maggiorenti del Partito Democratico della Regione Marche stanno decidendo di affidare la Presidenza di un organismo di poco conto come la Provincia, che non è stato di fatto smantellata ma sicuramente svuotata di molte competenze e non più elettiva. Un limbo senza una motivazione e una ragione d’essere. In ogni caso ciò che mi amareggia di più è vedere che la vera politica, quella che costruisce il destino di una collettività insieme ad essa, rimane sempre esclusa dalle grandi scelte. Le nomine vengono fatte con il manuale Cencelli ed i destini individuali sovrastano sempre le idee ed i progetti. Ciò è evidente sia a livello regionale che territoriale. Serve una politica diversa, non campanilistica a prescindere, non fatta da rendite di posizione o da necessità di ricollocamento o salvaguardia di equilibri. Come sempre ciò che serve sono i programmi e, come sempre, quelli arrivano per ultimi fatti con i copia ed incolla.