ECCO COME VIVO IN UN’AZIENDA IN CRISI – LA TESTIMONIANZA DA TECNOWIND

A Radio Gold lo sfogo di un operaio Tecnowind di Fabriano

Oggi scrivo la mia rabbia, la mia amarezza e delusione, il mio mal di pancia e le mie notti insonni… tante volte ho sentito amici o parenti lamentarsi della situazione in cui versava la ditta per la quale lavoravano, ma mai e poi mai avrei pensato un giorno di vivere anche io tale situazione. È assurdo, in un momento di crisi come questo nessuno può ritenersi “salvo” o pensare che mai una cosa del genere possa accadergli, non è la fine del mondo né della propria vita, ma fa rabbia ed è sicuramente un grosso pensiero, soprattutto quando le cose non sono chiare… quando ci si sente presi un pò per i fondelli, diciamocelo dai… che cosa stanno combinando alla Tecnowind…

Lavoro in questa ditta ormai da oltre dieci anni, amo il lavoro che faccio, l’ambiente e le persone che mi ospitano… all’inizio del mio viaggio lavorativo la ditta era in espansione, una crescita costante e grandiosa, quasi onorato di essere stato assunto in una ditta di tali dimensioni, quasi come se non mi sentissi all’altezza di potervi lavorare.

Poi hanno cominciato… prima la delocalizzazione in Cina, cominciando a togliere modelli in produzione in Italia, poi la più corposa e dispendiosa delocalizzazione in Romania, che ha tagliato un’ enorme parte della produzione Italiana, e con essa, anche tanti posti di lavoro; tra cassaintegrazione ordinaria, straordinaria, mobilità, concordato in bianco e contratto di solidarietà penso che ormai abbiamo visto quasi tutto; quasi tutto quello che un lavoratore non dovrebbe vedere, se non per effettiva crisi dell’azienda.

Diciamoci la verità, sicuramente cattivi investimenti, accordi privati poco chiari e forse poco onesti, banche e fornitori che non danno più l’appoggio a questa ditta per proseguire la sua attività, cassaintegrazione usata a ruota libera per fare cassa e non per buchi produttivi … ma la verità, quella forse più amara da voler riconoscere ed accettare, è che, a mio avviso, questa azienda è stata volutamente messa in crisi, volutamente ridotta nelle condizioni in cui versa, volutamente non vi sono stati reinvestimenti, ci sono gli ordini e c’è la voglia di lavorare, ma volutamente si sta giocando chi si riempie di più le tasche e intanto anche con la sorte delle persone che qui lavorano e delle loro famiglie e familiari…

Lasciate che vi dica quello che si vive qui dentro negli ultimi mesi: gente che fa i conti ad ogni minimo versamento ricevuto dall’azienda o dall’Inps, per vedere se questo mese riesce a pagare il mutuo della casa o l’affitto o se deve andare in banca a chiedere, di nuovo, di posticiparlo; gente che fa i conti di quanto poco possa durare quel piccolo acconto di mensilità pagata in ritardo, facendo un paio di spese e pagando la scuola dei propri figli, gente che, busta paga e calcolatrice alla mano conteggia fino all’ultimo centesimo quanto ancora deve ricevere dalla ditta e come e cosa tagliare per arrivare a fine mese… il problema è che oramai è proprio il fine mese che non è più un problema, ormai siamo passati oltre, siamo passati alla sopravvivenza giorno dopo giorno, perché il fine mese almeno è una data, e sai che poi arriva un nuovo versamento, ma qui di versamenti non ne arriveranno più probabilmente, se non dopo la prossima “mossa” del CDA, il problema è che intanto dobbiamo vivere…

Stiamo tornando indietro di 50 anni della nostra storia. Stiamo perdendo tutti i diritti al lavoro che i nostri predecessori tanto si sono battuti per conquistare, stiamo perdendo la dignità di guadagnarci una vita in modo decoroso e onesto, stiamo perdendo la fiducia nel prossimo e nel futuro. Non si parla solo di perdere un posto di lavoro, si tratta di come stanno andando le cose al giorno d’oggi, si tratta vi vedere poche persone d’accordo tra loro mandare a zampe per aria una ditta, che era sana, con relativi 285 lavoratori solo ed esclusivamente per loro interesse e guadagno personale. Tutta l’Italia sta andando a rotoli, e la prassi è sempre la stessa… rimane solo tanta amarezza e disperazione di chi vive sulla propria pelle questa cosa, e poi, come ogni altra cosa qui in Italia, ad un certo punto i riflettori si spegneranno, chi ha intascato allora potrà scappare, e chi rimarrà nell’ombra verrà dimenticato e andrà avanti come potrà nella sua vita, cercando di sopravvivere… l’azienda in crisi talvolta non è solo fatalità, ma volontà. E’ la nuova guerra tra ricchi e poveri.

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