COME CORRE L’OLANDESE VOLANTE

Ci piace dedicare l’editoriale della settimana ad una morte che non è avvenuta in seguito alla sciagura del terrorismo. Il calcio piange un mito: l’olandese volante Johan Cruijff, ex fuoriclasse di Ajax e Barcellona, che se ne è andato all’età di 68 anni. Si fece conoscere tra le fila della compagine olandese, con cui vinse ben tre Coppe dei Campioni (1971, 1972 e 1973). Poi i fasti della nazionale Oranje e del club blaugrana. Cruijff non è stato solo un’icona del calcio, ma dell’intero sport europeo. Presuntuoso, saputo come uomo, veloce, dotato tecnicamente e fisicamente come atleta, con le sue leve poderose disegnava traiettorie geometriche, passaggi illuminanti. Lo si trovava ovunque con quella corsa armoniosa, a presiedere le zone del campo con facilità d’esecuzione, con la carezza, d’esterno destro e sinistro, della palla. Era a suo agio nel ruolo di attaccante, ma spesso iniziava le manovre da dietro o sulle fasce rendendo la vita impossibile ai difensori che non sapevano da che parte sarebbe sbucato sfera al piede, a testa alta. Fu riformato dalla leva militare perché aveva i piedi piatti e le caviglie malferme. Una volta Giorgio Chinaglia mi disse: “Non ho mai capito come facesse a giocare non guardando mai la palla”. Fu profeta del goal della nazionale olandese, dell’“arancia meccanica” che perse due finali mondiali, ma che risultò la squadra più bella del mondo per quasi dieci anni, esprimendo un calcio totale dove tutti sapevano fare tutto. Il levriero Cruijff dava un’impronta sudamericana al nostro sport unendo magicamente spettacolo e atletismo. Il “Pelè bianco” vinse molto anche come allenatore del Barcellona: quattro scudetti e la prima Coppa Campioni degli spagnoli. Nessun altro si è espresso a così alti livelli nella doppia veste di giocatore prima e di trainer poi. Lo ricordano coloro che accomunano il calcio ad un gesto poetico, perché ci piace il sogno che si fa realtà, il sovvertimento delle regole, per cui la piccola, sconosciuta Olanda, poteva salire sul tetto del mondo grazie ad un genio del pallone. Una volta Joahn Cruijff disse: “Una delle cose che ho capito da bambino è che quelli che più si divertivano a insegnarti qualcosa erano coloro che meglio dominavano il pallone, mentre quelli capaci solo di entrare sull’avversario, di piazzarsi in campo per fare ostruzione e di tirare pedate, non avevano nulla da dire”. L’olandese volante non smette di correre. Giocare a calcio è semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile che ci sia, e lui lo ha dimostrato come nessun altro. Era consapevole di ciò che rappresentava, tanto da dichiarare apertamente: “In un certo senso sono immortale”. E’ vero, Johan, lo sei.