LA BANALITA’ DELLA FURIA OMICIDA – di Alessandro Moscè

E’ dalla cronaca che si attinge per apprendere le cose più impensate. L’omicidio avviene, solitamente, per una ragione non plausibile, ma seguendo una logica che induce il soggetto a compiere l’atto. Non sempre è così. Si disse della banalità delle efferatezze naziste per significare il compimento di un gesto deprecabile. L’Olocausto sembrava realizzato con la stessa facilità con cui si spara ad un’anatra durante una battuta di caccia tra amici divertiti. L’omicidio Varani, compiuto qualche giorno fa nella periferia romana, ha la stessa matrice. “Volevamo vedere che effetto fa ammazzare qualcuno”, hanno dichiarato gli esecutori in preda al delirio dopo aver assunto cocaina per due giorni, chiusi in una stanza. “Si evince la fredda ideazione, pianificazione ed esecuzione di un omicidio, preceduto da sevizie e torture, senza altro movente se non quello di appagare un crudele desiderio di malvagità”. Sono le parole con cui il gip Riccardo Amoroso ha descritto l’assassinio e firmato l’arresto, aggravando il fermo iniziale di Manuel Foffo e Marc Prato. Il gip motiva la detenzione in carcere con la “gravità dei fatti emersi”, “l’allarme sociale suscitato dalle due personalità disturbate” e con l’impossibilità di controllarne le reazioni. Entrambi i giovani sono soggetti inaffidabili per i loro comportamenti irrazionali dovuti dall’abuso di stupefacenti e alcool. Si legge delle modalità raccapriccianti della loro azione omicida, della loro crudeltà, delle sofferenze inferte alla vittima prima di ucciderla con un coltello piantato nel cuore. Personalità disturbate dunque, prive di sentimenti di pietà e come tali pericolose, quindi anche in grado di ripetere condotte analoghe, tenuto conto dell’inquietante individuazione del malcapitato, in apparenza scelto a caso, selezionato non si sa in base a quali caratteristiche personali correlate all’età, all’orientamento sessuale, al ceto sociale o altro. Tornano quelle parole raccapriccianti: “Volevamo vedere che effetto fa ammazzare qualcuno”. Il male cela la banalità, più che la trivialità. Parole insulse e al tempo stesso ordinarie. Scialbe e tremende.

Alessandro Moscè