IL PAPA E IL TRAGUARDO DELLA DEMOCRAZIA – di Alessandro Moscè

Anche Papa Francesco è un personaggio che guarda al confronto tra i popoli come ad un bene indissolubile e assolutamente da preservare. Lo dice e lo fa capire sia nelle uscite pubbliche, che nei gesti individuali al cospetto dei capi di Stato di tutto il mondo. Il suo ruolo pone al centro dell’attenzione lo sguardo sulle vicende della cronaca. Profughi, flussi migratori, accoglienza, riscaldamento globale, disuguaglianze sociali, conflitti in Siria e Ucraina. Queste sono le preoccupazioni che Papa Francesco porterà con sé nel lungo viaggio apostolico che si appresta ad intraprendere: in dieci giorni, tra incontri privati e bagni di folla, cercherà di far valere la sua opinione riguardo le questioni complesse che stiamo attraversando. Il Papa è un pastore, quindi vocato alla diplomazia internazionale. Il viaggio culminerà con l’abbraccio a Fidel Castro e con la messa in Plaza de la Revolucion. Immaginiamo le istantanee e l’accogliente sorriso di Barack Obama ai piedi della scaletta dell’aereo nella Andrews Air Force Base nei pressi di Washington. Alle Nazioni Unite, il 25 settembre, Bergoglio toccherà le problematiche globali e vedrà il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, con il quale ha già un’intesa sulla questione del riscaldamento globale. Sull’allarme sicurezza negli Stati Uniti non c’è alcuna preoccupazione da parte del Vaticano, nonostante l’intelligence americana abbia sventato almeno una minaccia contro il pontefice. Nel frattempo questo Papa continua a sorprenderci. Francesco non perde tempo e alle parole fa seguire subito i fatti: ha già individuato due famiglie da ospitare in Vaticano e ne ha dato notizia durante un’intervista alla Radio portoghese Renascenc. In quell’occasione Bergoglio ha ribadito le sue posizioni sull’accoglienza ai migranti e sul ruolo dell’Europa, raccontando come alla fine dell’Ottocento l’Argentina abbia integrato i profughi provenienti da vari stati europei (tra cui Italia, Portogallo, Polonia). Dunque Papa Francesco è convinto che davanti all’ondata di spostamenti non ci siano alternative: bisogna praticare l’accoglienza. Ha ricordato i milioni di italiani partiti in cerca di lavoro ad inizio Novecento, tra cui i suoi familiari. I Bergoglio furono ben accolti in Argentina, una nazione che non è scivolata nella xenofobia.

Alessandro Moscè